Hugo Cabret

hugo-cabret-splashFilm di avventura del 2011. Regia di Martin Scorsese.

Questo film per ragazzi è stato una strana rivelazione. Sebbene la storia in sé non mi abbia entusiasmato particolarmente: solita storia del bambino orfano che vive solo, lottando con chi non lo vuole tra i piedi e chi lo ignora, in un mondo di adulti indaffarati in altre faccende.
Ma mi è piaciuto lo strano legame che ha con ciò che ho vissuto l’anno scorso, anzi ormai 2 anni fa, in Francia.

Il film è caratterizzato da una bellissima fotografia, per cui ha preso anche un Oscar, è diretto da Martin Scorsese e ha un’atmosfera finto francese, tipica dei film americani che vogliono scimmiottare atmosfere che non riescono a comprendere, perché troppo europee per le loro menti. Però è comunque apprezzabile lo sforzo e poi, alla fine, è un film adatto a tutti e quindi si possono scusare forzature e caricature eccessive dei personaggi.
Ambientato nel microcosmo di una stazione ferroviaria, dove il piccolo protagonista fa l’orologiaio, uno dei mestieri analogici per eccellenza, fatto di ingranaggi, rotelle e meccanismi di precisione.
Hugo si prende cura di tutti gli orologi della stazione, caricandoli e mantenendoli in funzione, grazie a ciò che gli è stato insegnato dal padre prima e da uno zio ubriacone poi.
Suo padre è morto in un incendio e da allora lui vive con lo zio nei meandri reconditi della stazione. Successivamente anche lo zio muore, affogato nella Senna e Hugo continua la sua usuale vita solitaria, all’insaputa di tutti, sostituendo lo zio nella manutenzione degli orologi e guardando il mondo attraverso gli ingranaggi della stazione.

La missione del bambino è riparare un piccolo automa, un uomo meccanico, che aveva trovato suo padre prima di morire e che, secondo il bambino, contiene un importante messaggio.
Questo messaggio, che non è stato lasciato da suo padre, come pensa Hugo, ma da colui che ha progettato il bimbo robot, è il cuore del film: quando l’automa entra in funzione, disegna un fotogramma di un film del cinema, stesso film che suo padre gli aveva raccontato di aver visto la prima volta che era andato al cinema.

La storia continua sulle tracce del regista di tale film, che è più vicino al bambino di quanto lui pensi e, con l’aiuto di una ragazzina (ci sono sempre degli amici in questo genere di avventure), di un esperto studioso e appassionato di cinema (l’adulto che crede ai bambini) e con un’atmosfera di magia che riesce sempre a dare un tocco in più a queste storie, tutto si risolve per il meglio. Hugo non va a finire in orfanotrofio a cui voleva destinarlo il poliziotto; il poliziotto cattivo diventa buono e trova l’amore e il ciccione e la signora con il cane che passano le loro giornate alla stazione, trovano il modo di stare insieme. Fine.

Quello che lega invece me a questo film, è che, durante le vacanze in Francia, nel 2015, mi sono per caso imbattuta nella nascita del cinema.
In un paesino che sembrava uno tra tanti, a cui eravamo arrivati per vedere un calanque speciale – perché era stata la molla che aveva fatto scattare la scelta della meta delle vacanze -, che però era zipillo di gente e dove non ci era stato possibile nemmeno fare il bagno da quanto era accalcato, guidando a caso per uscire dal paese, ci siamo imbattuti nel Teatro Eden, che, lo so, sembra il nome di un cinema a luci rosse, ma che in realtà era il cinema in attività più vecchio al mondo.
Un cinema vero e proprio, con tanto di programmazione, non una delle sale adattate per le serate di proiezione dei Lumière, come quelle che vengono celebrate come monumenti a Parigi.

Ma soprattutto, quel paesino insignificante, un po’ bruttarello a prima vista, era niente meno che La Ciotat, il luogo dove il cinema era stato inventato, il paese dell’arrivo del treno, del varo della nave, dei bagnanti…insomma, era Il set cinematografico dei fratelli Lumière.
E quella sala, di velluto rosso con le poltroncine numerate, era il cinema più antico del mondo, sede di un festival del cinema importante quasi quanto Cannes, anzi a detta di un signore francese che partecipò con noi alla visita guidata del teatro-museo, più importante di Cannes.

Se questo film ha avuto un pregio, oltre quello di farmi passare uno spensierato sabato sera solitario, è quello di ricordarmi un’avventura, vissuta nel modo in cui riesco a fare io in vacanza con Marco, ovvero a caso e inaspettatamente.
L’avventura di scoprire il luogo in cui i sogni sono stati inventati e messi su uno schermo, da due fratelli sognatori e sperimentatori.

Post navigation