Icons di Elliott Erwitt


“Se davvero le mie immagini aiutano qualcuno a vedere le cose in modo diverso, probabilmente è perché si impara a osservare le cose in modo non serio. Tutto è serio. Tutto non è serio.”
E. Erwitt
Erwitt
Con grandissimo ritardo rispetto a quando ho visto la mostra, condivido l’articolo che scrissi per Photo Insight e che ho deciso di ripubblicare anche qui, su Icons di Elliott Erwitt, che vidi a San Gimignano nel 2014, ma che è ancora in giro per l’Italia e che quindi potrete vedere in qualche altro luogo.

Un fotografo che è stato presente nei momenti chiave della storia degli ultimi 60 anni, che ha conosciuto Che Guevara e Marilyn Monroe, che era presente quando Nixon parlava con Chruščёv, che era alla Casa Bianca, al funerale di Kennedy, sui set dei film che hanno fatto la storia del cinema, con gli attori icone di un’epoca; insomma, nei luoghi dove si faceva la Storia con la esse maiuscola, Erwitt c’era.
Con una capacità che pochi hanno: catturare momenti insoliti, inconsapevoli, con i soggetti che si trovano ad essere attori di qualcosa di inaspettato e alle volte buffo e, trasformare quei momenti in icone appunto, in attimi senza tempo, eterni.
E poi, inaspettatamente “abbaiava ai cani”. Dialogare coi cani, ritrarre questi animali in buffi scatti che immortalano più l’habitus del padrone che non il cane di per sé.
Quegli animaletti agghindati, finti, umanizzati sono lo specchio della società umana in tutte le sue stranezze e contraddizioni.

Ma la mostra non finisce di sorprendere, perché Erwitt non finisce mai di sorprendere.
E si scopre un alter ego che sembra uscito da un film di Almodòvar, André Solidor, che parla in maniera ricercata, che si circonda di nudi di donna, uno stravagante tipo, che contrasta con la visione familiare che dà di sé Erwitt, circondato dai nipotini.
Questa mostra è un carosello di immagini, che sono lo specchio dei nostri tempi e di tempi appena passati, di cui ancora conserviamo un ricordo affettuoso.