Il Piccolo Principe

piccolo-principe-2016Film d’animazione del 2015. Regia di Mark Osbourne.

Tutti conoscono il Piccolo Principe, è uno dei libri più letti al mondo ed ha un messaggio che vale tanto per i più piccoli, che sono considerati i guardiani dei valori esaltati nel racconto, che per gli adulti, che dai più piccoli hanno solo da imparare come si vive.
Forse è uno dei primi libri che ho letto senza essere forzata a farlo (da piccola,al contrario di ora, non ero una gran lettrice) e mi ricordo bene quell’occasione: ero a letto malata e zia Lidia me lo portò per passare il tempo. Possibile che mi capitino tutte ‘ste cose quando mi ammalo?
Mi capita di rado di ricordarmi il momento esatto della vita in cui ho letto qualcosa. Di questo mi ricordo benissimo.
Ero ansiosa di vedere la versione cinematografica del libro, la aspettavo da mesi e non me la sarei persa al cinema per niente al mondo!

La cornice del racconto è la storia di una bambina che vive la sua vita al fine di ottenere una posizione nel mondo (dei grandi).
“Tutti i grandi sono stati bambini, ma pochi di essi se lo ricordano”, dice Saint-Exupéry. Lei non lo è mai stata, non lo ha semplicemente mai imparato: pessimi adulti la circondano.
Ad insegnarle come si diventa (o si rimane) bambini ci penserà il vecchio aviatore che, al contrario, non ha mai dimenticato com’è essere piccoli.
La storia originale c’è tutta nel suo complesso e anche in alcuni particolari che sinceramente avevo dimenticato, come alcuni degli abitanti dei pianeti che il Piccolo Principe incontra viaggiando.

Uno dei messaggi più importanti e ripetuti di tutto il film è l’adagio l’essenziale è invisibile agli occhi, che secondo me andrebbe scritto su ogni macchina fotografica (soprattutto se da pagliacci) che si utilizzi.
Questo perché molti di noi credono di fotografare con gli occhi (o peggio ancora con l’obiettivo), di rendere la realtà in uno scatto, non capendo che, così come non si vede bene che con il cuore, non si fotografa bene che con il cuore, con lo sguardo (ben diverso dall’occhio), con l’attenzione rivolta a chi si ha davanti, che è qualcosa carico di significato, importante per noi in quell’istante in cui decidiamo di porvi attenzione. In quel momento l’oggetto fotografato diviene unico, come la rosa e in qualche modo, anche nostro.
Capire che non si vede bene che al di là di ciò che l’occhio osserva, che si comprende tutto oltre il nervo ottico, è fondamentale per fare delle fotografie che significhino qualcosa oltre il mero scatto estetico.
Sarà perché amo tanto la storia, che ho da sempre fatto mio quel messaggio di restare in contatto con il bambino interiore.
Credo che i livelli di lettura di una storia del genere siano molti e che ognuno possa attingere qualcosa da questa favola. Chi non riesce a farlo…beh, è veramente un umano spacciato!

Un’ultima cosa: la colonna sonora è magnifica, ti porta direttamente in un sogno e in un mondo fatto di grammofoni, vie fiorite e Francia.
L’ho acquistata ieri e adesso aspetto con ansia che mi arrivi: diventerà la colonna sonora preferita dei miei post!