La Percezione dei colori

Ho sempre pensato che i colori fossero un qualcosa di culturalmente definito, ma non mi ero mai posta il problema della loro denominazione.
Certo ogni cultura, nel proprio ambiente, ha a che fare con determinate colorazioni, a cui dà dei significati, ma il fatto che si potessero utilizzare delle classificazioni diverse da quelle che conosciamo noi, non l’avevo mai preso in considerazione.
Avevo sempre dato per scontato che la vista fosse un fenomeno fisico e che la percezione di un giallo o di un arancione fosse per tutti la stessa cosa.
Invece, leggendo un paio di libri di antropologia visiva, di cui metterò i riferimenti, per chi volesse approfondire, scopro che, nel mondo, quello che noi definiamo rosa, può non essere classificato come diverso dal rosso, per alcuni, oppure che alcune culture considerano i colori in maniera descrittiva, legando molto strettamente il loro ambiente naturale con la classificazione.
Oltre al fenomeno in sé, l’importanza di certi aspetti è fondamentale, quando vogliamo parlare di dialogo tra culture e politiche interculturali e di incontro e scambio, dato che il linguaggio e la comunicazione efficace sono alla base, o dovrebbero esserlo.
Heider negli anno ’70, scoprì che i Dani, della Nuova Giunea, avevano solo due termini primari per i colori, indicanti “chiaro” e “scuro”.
Gli Ndembu, studiati da Turner, hanno tre termini primari per indicare rispettivamente il bianco, il rosso e il nero. Il resto dei colori è considerato come facente parte di uno di questi tre gruppi e, per classificarli si utilizzano nomi derivati, oppure nomi descrittivi. Così il blu fa parte del nero, il giallo del rosso, o è descritto con la frase “come la cera delle api”.
In giapponese i termini di alcuni colori non sono per niente associabili a categorie occidentali e inoltre sono legati molto all’utilizzo singolo nei casi particolari.
Aoi, in giapponese viene tradotto “blu” e “verde”, a seconda delle cose a cui ci si riferisce: indica la maggior parte delle cose che noi classifichiamo blu, ma anche altre cose, come il colore verde del semaforo. Midori viene considerato il termine per il colore verde, come lo intendiamo noi, però viene usato spesso solo per il verde legato alla natura e alle piante.
Tutto questo per condividere semplicemente la bizzarria di qualcosa a cui forse non avevate fatto caso, o magari sì.

Ecco i libri consigliati. Sicuramente ce ne saranno molti altri e ci sono poi tutti gli studi specifici di antropologia cognitiva e psicologia, ma intanto…
– A. Marazzi, Antropologia della visione, Carocci, 2008
– C. Pennacini, Filmare le culture, Carocci, 2005